La storia di Andrea Mantegna

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Andrea Mantegna

Andrea Mantegna nacque verso la fine del 1430 inizi 1431 sull’Isola di Carturo, a 10 anni si trasferisce a Padova e entra a bottega da Squarcione Francesco. Padova era la città che pullulava di artisti quale Donatello e offriva al Mantegna dunque un forte stimolo. Nel 1448, chiamato dagli Ermitani di Padova, dipinse la Cappella Ovetari della Chiesa. Nel Martirio di San Cristoforo e nel Trasporto del corpo del Santo, Mantegna usò la tecnica del disegno incisivo e diede ai personaggi meno durezza e minor asprezza di colori, anche perché risentiva del contatto avuto con Giovanni Bellini e Gentile. Nel 1457 ricevette la commissione per il Polittico di San Zeno nella chiesa di Verona, considerato uno dei massimi capolavori.




La scena principale, rappresentante la sacra conversazione, è rappresentata all'interno di un quadriportico classico; mentre nella predella sono dipinte Scene della Passione oggi conservate al Louvre a Parigi e al museo di Tours, tra le quali la Crocifissione Da qui seguì l’invito di Ludovico Gonzaga a Mantova per divenire ben presto il pittore di corte. Infinite le sue opere monumentali e famose a cui si dedicò, fra cui nel palazzo Ducale la decorazione della “Camera degli sposi”.




Mantegna ideò per questa stanza una serie di grandi scene con un punto di vista unico coincidente con il centro della stanza e una fonte di luce che corrisponde a quella reale. In alcune scene non tralasciò di fare una ricostruzione precisa dei personaggi e dell’ambiente che era presente alla Corte dei Gonzaga, come:
l’incontro di Ludovico Gonzaga con il figlio Francesco appena eletto Cardinale e tutta la corte riunita. Nella volta dipinse il famoso “oculo” circolare aperto verso uno splendido cielo dipinto e dal quale si affacciano figure di animali. Questi affreschi nella famosa “camera degli sposi” furono terminati probabilmente verso il 1474. Eseguì in questo periodo anche una serie di ritratti di personaggi di corte, una serie di piccole tavole, che originariamente erano collegate fra loro, ma che oggi si trovano in diversi musei smembrate, tra le quali “la morte della Vergine” al museo del Prado a Madrid.



Di questo periodo è Il Cristo morto di Brera, dipinse per Innocenzo VIII nel 1780 una Cappella dei palazzi Vaticani e alla fine del Quattrocento sempre commissionatogli da Francesco II di Gonzaga “La Madonna della vittoria”, per la Cappella di Santa Maria della Vittoria a Mantova,(ora al Louvre-Parigi)

per celebrare la vittoria ottenuta nella battaglia di Fornovo del 6 luglio 1495 contro Carlo VIII di Francia, per impedire che la penisola diventasse una provincia della Francia. Seguirono dei dipinti per lo sudiolo di Isabella d’Este a carattere mitologico: Il Parnaso e Minerva che caccia i vizi, una terza tela rappresentante la Favola del dio Corno, rimase incompiuta per la morte dell’artista nel 1506 il 13 settembre.
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