La villa di Catullo a Sirmione

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Villa di Catullo

All’estremità della penisola di Sirmione nella parte meridionale del lago di Garda, l’agiata famiglia di Gaio Valerio Catullo aveva la sua residenza.
Una villa romana in una splendida posizione panoramica che può essere datata all’epoca augustea e dove più volte il padre di Catullo ospitò Cesare.
La villa, che ha la pianta di forma rettangolare (m. 167 x 105), con due avancorpi sui lati brevi, copre un'area complessiva di oltre due ettari.

Per superare l'inclinazione del banco roccioso su cui furono appoggiate le fondazioni dell'edificio, vennero creati grandi vani di costruzione, mentre in alcune zone si resero necessarie opere imponenti per tagliare la roccia. I resti attualmente conservati si trovano così su diversi livelli:
del settore settentrionale ad esempio sono rimaste solo le grandiose costruzioni, mentre nulla è conservato dei vani residenziali, crollati già in antico.

Gli ampi scavi furono iniziati nel 1939-40 e terminati nel 1948.



Sirmione


L'ingresso dell'edificio si trovava nell'avancorpo meridionale. La villa era caratterizzata da lunghi porticati aperti verso il lago sui lati occidentale e orientale direttamente comunicanti sul lato settentrionale con l'ampia terrazza - belvedere situata al centro dell'avancorpo nord.

Sul lato occidentale, al di sotto del porticato si trovava il "doppio criptoportico" , lunga passeggiata coperta.
Le parti residenziali dell'edificio erano situate nella parte settentrionale e meridionale, mentre la parte centrale, costituita oggi dal "grande oliveto", corrispondeva a uno spazio aperto . Questo è limitato sul lato meridionale da un pavimento in mattoni a spina di pesce che copre una grande cisterna, di quasi 43 metri di lunghezza. L'ampio settore termale, costituito da diversi vani, ricavati probabilmente in un momento successivo alla costruzione dell'edificio, all'inizio del II secolo d.C., era situato nella zona meridionale.

Qui un elenco dei locali di cui era composta la villa:
corridoi; ambienti di sostegno per il piano superiore ("botteghe"); cisterna per l'acqua ("bagno"); ingresso, fiancheggiato da nicchie per fontane; grande cisterna sotterranea per l'acqua; pavimento in mattoncini sopra la grande cisterna; ambiente con pavimento a mosaico; vano di sostegno per il piano superiore ("criptoportico degli stucchi"); ambienti termali (tra cui la "piscina"); cisterne; terrazza orientale con colonnato; passeggiata coperta ("doppio criptoportico"); terrazza occidentale con colonnato; vano sottostante ambiente di soggiorno ("aula a tre pilastri"), ("lungo corridoio"); vano di soggiorno (con "trifora del paradiso"); vano con resti del pilastro angolare nord-occidentale ("grande pilone"); cantina o vano di servizio ("grotta del cavallo"); cortile centrale della villa ("grande oliveto"); ambienti sottostanti terrazza-belvedere ("aula dei giganti").

Per i Romani le "terme", erano bagni sia privati che pubblici, mentre per noi oggi questa parola si riferisce a stabilimenti che sfruttano sorgenti di acqua calda.
Nelle "grotte di Catullo" le terme furono costruite nella parte meridionale nel Il secolo dopo Cristo, circa un secolo dopo la costruzione della villa.

Rovine della Villa di Catullo


Dietro alla "piscina" c'era un ambiente dove probabilmente veniva acceso il fuoco (praefurnium). L'aria calda ed il fumo prodotti entravano in un'intercapedine, lo spazio vuoto esistente tra due muri, che circondava la piscina e che doveva arrivare fino al soffitto. Attraverso gli archi quest'aria circolava anche nell'area sotto al pavimento ( ipocausto) e così l'ambiente veniva riscaldato, uso di molti mattoni nei muri veniva utilizzata in modo che il calore non si disperdesse tanto facilmente.

Per le sue caratteristiche è probabile che questo ambiente fosse il tepidarium, ossia la stanza dei bagni con la vasca di acqua tiepida. L'ambiente per l'acqua calda (il calidarium) era di dimensioni inferiori ed anziché avere un'unica grande piscina possedeva piccole vasche poste agli angoli della stanza e destinate non a nuotare, ma ad immergere una parte del corpo. Anche il calidarium si trovava vicino al forno di riscaldamento. Infine l'ambiente per l'acqua fredda (il frigidarium) aveva al centro una vasca poco profonda sui cui bordi, decorati a mosaico, le persone potevano sedere.

Per le riserve idriche furono costruite nella zona termale tre cisterne in cui veniva raccolta l'acqua piovana. Due di queste cisterne si trovano alle spalle della "piscina", mentre la terza, che si pensasse un tempo fosse il bagnio di Catullo, è posta vicino all'ingresso della villa L'acqua veniva estratta dalla cisterna e convogliata verso le terme attraverso tubi di piombo, le cosiddette fistule, che per i Romani erano le tipiche condutture per l'acqua.

Le terme furono create dai romani non solo per dare al fisico il beneficio e il benessere, che ritenevano assai importante, ma anche per fare degli incontri.
Catullo, nacque a Verona nel 87 a.C., proveniva dalla Gallia Cisalpina, cioè dall’Italia settentrionale, si trasferì a Roma verso il 60 per gli studi come era consuetudine per le famiglie benestanti, qui trovò l’ambiente adatto per sviluppare le sue doti di scrittore poeta.



Roma stava subendo delle trasformazioni, la vecchia Repubblica era al tramonto.
Catullo in Roma trovò la sua casa, frequentò altri letterati importanti come: Cornelio, Fabullo, Licinio e con essi condivise esperienze poetiche e mondane.
Catullo non fece mai parte attiva della vita politica, tanto che scrisse in un carme: “Non mi interessa, Cesare, di piacerti, né se tu sia bianco o nero”, voleva solo fare poesia lontano da ogni ideale politico; tuttavia seguì il Triumvirato e le battaglie di Cesare in Gallia e Britannia, le sommosse e il secondo consolato di Pompeo. A Roma conobbe il suo grande amore Lesbia, il cui vero nome era Clodia, sorella di Clodio comandante dei populares che aveva formentato alcuni tumulti.

Rovine della Villa di Catullo a Sirmione


Lesbia, non si sentiva innamorata e tradì ripetutamente Catullo, che scrisse molte poesie d’amore, rifacendosi anche alla poetessa Saffo, vissuta nell’isola di Lesbo.
Tormentato dai diversi sentimenti che provava per la donna: amore e desiderio, odio e repulsione, Catullo decise di partire per l’ Asia Minore, andò in Bitania e in Troade sulla tomba del fratello, poi ritornò a Sirmione.

Rovine della Villa di Catullo a Sirmione


In questo ambiente di pace, serenità pensò di non essere più innamorato di Lesbia, ma desiderava rivederla, Ritornò così a Roma, dove morì per amore a soli 30 anni nel 54 a.C.. Le suo opere furono infinite, da ricordarsi il "Liber" catulliano, che consta di 116 di "carmi" (per un totale di circa 2300 versi), raggruppati in 3 sezioni non in base ad un ordine cronologico, bensì in base al metro ed allo stile.



La villa di Catullo e le sue grotte ( parola rinascimentale che indicava a quell’epoca strutture interrate e crollate coperte di vegetazione) sono l’esempio più grandioso di edificio privato di carattere signorile in tutta l’Italia Settentrionale.

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