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Virgilio

Publio Virgilio Marone nacque ad Andes, alle porte di Mantova, il 15 Ottobre del 70 a. C. da una semplice famiglia di coltivatori, prese la Toga virile,
si trasferì a Cremona, a Milano e quindi a Roma frequentò la scuola del retore Epidio, fra gli elementi di spicco
Marco Antonio e Ottaviano.
Virgilio non intendendo perseguire la vita forense, si trasferì a Napoli per dedicarsi ai suoi studi filosofici.
Dopo la morte di Cesare, fra il 44 ed i primi mesi del 43, Virgilio fece ritorno ad Andes, dove ritrovò l'amico della sua giovinezza,
Asinio Pollione, che ricopriva l'incarico di distribuire le terre ai veterani.
Grazie a lui, uomo sensibile alle arti ed alla cultura, il poeta potè in un primo tempo sottrarre le sue terre all'esproprio, tuttavia,
un anno più tardi, mentre era impegnato nella composizione delle Bucoliche, i suoi campi di Mantova furono assegnati ai soldati di Ottaviano,
per i quali si era rivelato insufficiente il territorio di Cremona.
Virgilio non dimenticò mai il dolore causato dalla perdita della sua terra, per la quale sentì sempre una viva nostalgia.
Perdute le sue terre nel mantovano,
Virgilio si trasferì a Roma, dove pubblicò le
Bucoliche, composte dal 42 al 39 a.C.. L'anno successivo
entrò a far parte del circolo letterario di Mecenate.
Catullo e Lucrezio erano morti da poco e soltanto la poesia alessandrina, coltivata da Cornelio Gallo, conservava ancora un certo splendore,
mentre Orazio, che Virgilio stesso presentò a Mecenate, iniziava allora a scrivere le satire.
Mecenate ed Ottaviano, il suo referente politico, offrirono a Virgilio una casa a Roma, nel quartiere dell'Esquilino, ma il poeta spesso
preferiva ritirarsi a sud verso il mare ed il sole, mentre si dedicava alla composizione delle Georgiche, compiuta in sette anni, durante un
soggiorno a Napoli, fra il 37 ed il 30.
Le Georgiche diedero a Virgilio la fama e suscitarono l'ammirazione di Mecenate, che gli era stato particolarmente vicino nelle varie fasi
della composizione.
Nell'estate del
29 Ottaviano, tornato dall'Asia dopo la vittoria conseguita ad
Azio su Antonio e Cleopatra, si era fermato ad Atella per
riprendersi da un mal di gola. Là Virgilio gli lesse per quattro giorni di seguito i libri compiuti delle Georgiche, aiutato da Mecenate,
che lo sostituiva nella lettura quando era stanco.
Dopo questo episodio, certo non senza un suggerimento da parte dello stesso Augusto, Virgilio fu scelto quale cantore del nuovo impero e
del nuovo principe.
Da questo momento fino alla fine della vita Virgilio di dedicò
all'Eneide, un poema epico sulle origini di Roma.
Virgilio aveva nella tradizione letteraria latina predecessori illustri nell'ambito di questo genere letterario, ma l'Eneide si richiamava
più da vicino al modello omerico.
Il poema era stato inizialmente concepito come una narrazione allegorica delle imprese di Ottaviano, ma il poeta cambiò idea ed il poema
storico venne sostituito dal poema epico sulle vicende di
Enea, progenitore dei Romani.
L’Eneide sarà il poema della celebrazione dell'Impero Romano, nel suo mitico fondatore, e la glorificazione della
Casa Giulia.
Tradizioni, storia della piccola città fluviale, tutti i popoli italici, che nel dominio di Roma si erano fusi, assumendone la lingua e le
istituzioni. Latini ed Etruschi, Volsci e Rutuli, Messapi, Campani e Sabini, Equi e Marsi vengono rievocati nell’Eneide, che non è dunque
solo un poema che corteggia la casa Giulia, ma anche un poema religioso nei suoi aspetti rituali e nel suo significato latino.
Ancora tre anni dopo l'inizio della stesura dell'Eneide, Virgilio scriveva ad Augusto che il poema era solo "incominciato" e ci vollero
ancora tre anni perchè la prima redazione dell'Eneide fosse terminata.
Nel 22 Virgilio lesse all'imperatore alcuni canti del poema, ma non si trattava ancora della stesura definitiva.
Nel 19 a.C. Virgilio partì per un lungo viaggio attraverso la Grecia e l'Asia allo scopo di arricchire la propria cultura e, nello stesso
tempo, verificare la topografia dei luoghi descritti nel poema.
Ad Atene il poeta incontrò Augusto, di ritorno dalle province orientali. Questi, notate le sue precarie condizioni di salute, lo persuase
a tornare in Italia. Virgilio, che aveva appena visitato Megara sotto un sole cocente, era estenuato ed il suo stato si aggravò durante la
traversata verso le coste italiane.
Sbarcato a Brindisi, il poeta era in fin di vita, ma prima di morire chiese il manoscritto dell'Eneide, ancora incompiuta, per bruciarlo.
Gli amici non gli ubbidirono.
Era il 22 settembre del 19 a.C..
il corpo di Virgilio fu trasferito a Napoli e sepolto sulla via di Pozzuoli. Suoi eredi furono Augusto e Mecenate, che diede incarico a
Vario e Tucca di pubblicare l'Eneide.
Virgilio e Dante
L'incontro di Dante con Virgilio, all'uscita dalla "
selva oscura" così come la sua elezione a guida nel viaggio attraverso l'Inferno e
lungo le sette cornici del Purgatorio "non ha soltanto un significato simbolico, nel contesto religioso e morale del poema, ma anche un
preciso avvertimento letterario, preceduto ed accompagnato dal ripudio di un altro poeta, Ovidio, e della poesia d'amore, in un più ampio
ed ambizioso progetto di rinascenza culturale" (G. Petrocchi, Il I canto dell'Inferno, in Nuove letture dantesche, 1966).
"
Tu se' lo mio maestro" (Inf. I, 85) gli dice Dante, in cui "
magister" ha un significato più ampio del modello di bello scrivere, per
diventare maestro di vita morale, colui che, pur non avendo avuto la rivelazione della fede, ha tenuta alta la lampada per far luce a quanti
vengono dopo di lui.
Pg. XXII, 67-69
Facesti come quei che va di notte,
che porta il lume dietro e sé non giova,
ma dopo sé fa le persone dotte.
Virgilio rappresenta, così, quell'umana virtù che costituisce il primo gradino del processo di ascesi dell'anima che, partendo dalla ragione,
giunge ad una fede consapevole.
"
Tu se' ... 'l mio autore" (Inf. I, 85) dice ancora Dante. Virgilio è l'"
auctor", il precedente imprescindibile, il modello sicuro, la memoria,
insieme personale e storica, colui che testimonia e conferma a Dante, con l'Eneide, la natura provvidenziale ed universale dell'Impero Romano,
che prepara ed accompagna la redenzione spirituale operata da Cristo.
Nel Convivio il poeta aveva, infatti, asserito che 'autore' ... si prende per ogni persona degna d'essere creduta e obedita" (Convivio IV, vi, 5).
Il rinnovato incontro con
Virgilio, che pure aveva già segnato profondamente gli anni della formazione, segna, per Dante, il passaggio
dalla giovinezza spirituale e poetica
alla piena maturità stilistica ed interiore e grazie a questo passaggio Dante riparlerà di
Beatrice, l’altro evento fondamentale della sua vita giovanile.
Virgilio venne quindi rappresentato come
vate, maestro e profeta nella Divina Commedia (Purgatorio, canto XXII, vv. 67-72) da Dante Alighieri
il quale ne fece la propria guida attraverso i gironi
dell'Inferno e del Purgatorio.
«O de li altri poeti onore e lume,
vagliami 'l lungo studio e 'l grande amore
che m' ha fatto cercar lo tuo volume.»
Inferno Canto I, 81-83